Disco Club: recensioni, consigli, classifiche e novità. La rubrica di un dischivendolo/16 giugno 2016

A CURA DI DIEGO CURCIO
MARK KOZELEK – Sings Favorites

Quest’autunno di Mark Kozelek (Red House Painters, Sun Kil Moon e mille altri piccoli luoghi musicali) è perversamente affascinante. Non sarebbe onesto (anche considerando l’onestà media di un recensore) consigliare ogni tappa del percorso come essenziale. D’altro canto, è l’insieme dei lavori che MK pubblica a restituire l’immagine (affascinante appunto) di un autore scorbutico e logorroico, nostalgico e ispirato, eccessivo e sicuro di sé: un autore degno di tale nome. Questo disco è Mark e un pianoforte a cantare classici (perlopiù classici-classici: c’è Moon River, per dire) con un piccolo gotha della musica indipendente americana a fare le seconde voci (Will Oldham, i Low). La voce è quella di sempre, il pianoforte dona un tono melodioso e sentimentale al procedimento, il fascino c’è tutto. Un capolavoro? Neanche per sogno. Tuttavia. Marco Sideri
BENNY GOLSON – Horizon Ahead

“Un orizzonte davanti”: gran bel titolo per un musicista americano che ha posizionato parecchi mattoni essenziali, nella storia ormai centenaria del jazz. Le molte primavere non solo non sembrano pesare sulle spalle del gran sassofonista tenore, ma si fa anche un po’ di autoironia su ulteriori sviluppi. A ben vedere, l’affermazione sembra proprio vera: perché Benny Golson, che molti ricorderanno per il suono asprigno e sapido, infiltrato di blues, sembra aver fatto fare una bella capriola al proprio stile. Qui, in compagnia di un altro gigante come Buster Wililams al basso, Mike LeDonne al piano e Carl Allen alla batteria sfodera un suono dolce, profilato e sensuale, che non può no far andare con la memoria a Stan Getz. E Lulu’s Back in Town, che sotto le dita di Thelonious Monk sembrava un derapato esercizio di “stride style” qui prende ambrate risonanze da ballad. Bentornato, comunque. E cento di queste incisioni. Guido Festinese
STEVE GUNN – Eyes On The Lines

Il passaggio alla Matador di Steve Gunn, dalla sotterranea e sperimentale (in chiave folk e popular) Paradise of Bachelors, segna l’approdo ad una formula più agile e fruibile, ma non meno avvincente e interessante. Le sue sono sempre ballate stratificate, iterative e digressive, ma in questo frangente più a braccetto con una certa spensierata cantabilità. A farla da padrone in quest’ultimo “Eyes on the Lines” è un sound superlativo e trascinante, che sa di riuscito amalgama tra neo-psichedelia e folk d’avanguardia. Lo sostiene una band allargata a otto elementi, tra cui spiccano le figure di Nathan Bowles (batteria, banjo, organo), James Elkington (chitarra, lap steel, dobro) e Jason Meagher (basso, chitarra, flauto). Gunn vi raccoglie episodi e racconti, che lui stesso definisce “short stories”: caratteri che stanno fra il particolare e l’universale, restituiti con piglio assonnato e una lirica metafisicità. Il tutto in sorprendente e intelligente equilibrio tra un passato ormai mitico (quello della classicità del rock), smagliantemente rievocato, e un futuro ancora da scrivere (sì!), ma come già delineato o preannunciato. Imperdibile. Marco Maiocco
ANNO SENZA ESTATE – MMXVI

Vi ricordate il rock alternativo italiano dei primi Novanta? Quel suono genuino e senza fronzoli che si rifaceva un po’ alle band americane del tempo, magari regalando poche melodie memorabili, ma sfoderando canzoni toste e veloci? Ecco: l’ep “MMXVI” degli Anno Senza Estate (A. S. E.) appena uscito per l’etichetta italiana Punti Scena Records e per l’americana 1332 Rec. mi riporta alla mente quel tipo di sonorità. Undici pezzi cortissimi e suonati a rotta di collo (la media è di un minuto e mezzo ciascuno), stipati dentro un 45 giri apparentemente spartano. Dico apparentemente perché in realtà la grafica è di 108, che come gli Anno Senza Estate è di origini alessandrine, ma a differenza della band – non me ne vogliano i suoi componenti – è conosciuto in tutto il mondo come uno degli “street artist” contemporanei più importanti. Tornando alla musica contenuta in questo pezzetto di vinile, nato prima come un demo e poi stampato su cassetta in 50 copie, l’hardcore e il rock si intrecciano e si inseguono traccia dopo traccia. Testi in italiano e chitarre ruggenti – con qualche richiamo al garage più minimale e metallico – sono il punto di forza di questa band di veterani, in cui ritroviamo ex componenti di Kompagni di Merenda, Deep Throat e Madido Respiro solo per citarne alcuni. Nel disco c’è anche lo zampino di Olly Riva, che ha arrangiato alcuni pezzi. E anche se non sempre tutti i brani dell’ep risultano a fuoco, devo dire che ogni tanto, ascoltare band dirette e sincere come gli A.S. E. fa davvero piacere. Per il momento il mio giudizio è un 6,5. Ma il disco, devo ammetterlo, cresce col passare degli gli ascolti. Diego Curcio
IL DIARIO

Diario del 14 giugno 2014
Un altro dei misteri che avvolgono le morti delle rockstar ha trovato oggi la sua spiegazione. Da un paese vicino ad Alessandria arriva un sessantenne, “Sa perché sono venuto da lei?”, “Forse perché vuole comprare un disco?”, ”Sì, ovviamente. Ma sono qui perché un assessore del Comune mi ha detto che lei poteva aiutarmi a trovare dei vinili”. Accidenti! Sono stato promosso alla categoria “negozio consigliato dal Comune di Genova”. Lui prosegue, “Mi serve qualche disco di quelli che piacciono ai giovani”, “Ha qualche indicazione?”, “Ma sì, sono ragazzi sui trenta/trentacinque anni (a quanto pare l’asticella della giovinezza si è alzata negli ultimi tempi); magari qualcosa dei Beatles o dei Led Zeppelin”. Lo accontento con una doppietta di Rolling Stones (un altro gruppo di quelli che piacciono ai giovani), e lui rilancia, “Anche qualcosa di quello grande e grosso morto di a i di esse (aids)”; non era grande e grosso, ma io ci provo con “Freddy Mercury?”, “No, no, era americano, adesso c’è la figlia”, “Canta?”, “No, ma c’è”. Dove sia, non lo sapremo mai, ma finalmente un lampo gli illumina la memoria e giulivo urla “Elvis Presley!”. Ecco la rivelazione, Elvis aveva problemi di ipertensione, un’arteriosclerosi coronarica, danni al fegato, assumeva una quantità esagerata di sonniferi e di eccitanti, ma a farlo morire è stato l’aids: primo morto riconosciuto (anche se solo 37 anni dopo e per merito di un pensionato basso piemontese) della terribile malattia (ufficialmente, fino a oggi, il primo caso risaliva al 5 giugno 1981).
Il suo show continua, passa dai Bee Gees, ai Pooh, e a quelli che “erano due uomini più due donne svedesi” e agli altri “due più due genovesi”. Lo interrompe solo una telefonata, “Pronto, cosa c’è? Sì, faccio due commissioni e torno. Le galline? Cosa è successo? Il gatto nel pollaio? E mi chiami per questo? Ti ho detto che adesso arrivo e smettila di parlare. Voi donne quando incominciate a parlare, non la finite più. Fanno bene i giovani a non sposarsi” e chiude il telefonino, un vero duro. Alla fine si porta via due vinili dei Rolling, uno dei Roxy Music (perché sulla copertina c’è Amanda Lear), dal reparto usato due raccolte dei Pooh e una dei Ricchi e Poveri e addirittura dal loculo delle musicassette, una di Michael Jackson per la bellezza di due euro!
Al suo posto subentra un altro proveniente da oltre Appennino, quel pensionato trasferitosi da poco ad Acqui. Ci imbarca, come sua abitudine, di legna verde e, dopo un soliloquio di circa cinque minuti, ci lascia con la sua solita frase “e con questo passo e chiudo”.
LE PROSSIME USCITE

Domani
RADIOHEAD – A MOON SHAPED POOL
AYREON – THE THEATER EQUATION
JAKE BUGG – ON MY ONE
GOJIRA – MAGMA
LOW ANTHEM – EYELAND
RED HOT CHILI PEPPER – THE GETAWAY
PETER WOLF – A CURE FOR LONELINESS
Giovedì 23 giugno
ANDERSON/STOLT – INVENTION OF KNOWLEDGE
AVETT BROTHERS – TRUE SADNESS
GIOVANNI LINDO FERRETTI – LITANIA
RICH ROBINSON – FLUX
THE STRUMBELLAS – THE HOPE
LA CLASSIFICA DELLA SETTIMANA
1 AFTERHOURS FOLFIRI O FOLFOX
2 ANOHNI HOPELESSNESS
3 VINICIO CAPOSSELA CANZONI DELLA CUPA
4 AIRBAG DISCONNECTED
5 BAND OF HORSES WHY ARE YOU OK
6 BEACH BOYS THE PET SOUNDS 50TH
7 PAUL MCCARTNEY PURE MCCARTNEY
8 PAUL SIMON STRANGER TO STRANGER
9 RIVAL SONS HOLLOW BONES
10 VAN MORRISON IT’S TOO LATE TO STOP NOW (LIVE)


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